La caccia di Diana
Domenico Zampieri - Domenichino
Galleria Borghese
Commissionata per la villa di Frascati dal cardinale Pietro Aldobrandini, l’opera fu sottratta al Domenichino – trattenuto in prigione per alcuni giorni – dalla spietatezza collezionistica di
Scipione Borghese. Infatti, nel 1617, a parziale risarcimento del singolare espediente persuasivo, furono pagati al pittore 150 scudi, pagamento riferito tuttavia a ben due opere dell’artista, esposti attualmente nella medesima sala: La caccia di Diana e la Sibilla.
Con fantasia narrativa, Domenichino rielabora e sintetizza lo stile dei celebri Baccanali di Tiziano, emulando la limpidezza di Raffaello e la sensualità del Correggio. Perni della composizione sono le due ninfe in primo piano: una rivela la calibrata impalcatura di piani diagonali, derivata dai Carracci, l’altra cerca lo sguardo dello spettatore, invitato ad ammirare la divinità, simbolo di castità e seduzione.
Le altre fanciulle sono disposte ritmicamente intorno a Diana, rappresentata con l’arco in mano al culmine di una gara, immediatamente prima del castigo inflitto ai curiosi profanatori, nascosti tra i cespugli ma scoperti dal levriero in procinto di attaccarli.

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